Glossario dei Drama Storici Cinesi
Sezione del dipinto Lungo il Fiume Durante la Festa di Qingming (清明上河图) - Courtesy of Zhuwq on zh.wikipedia
IN BREVE
Contenuto: i c-drama sono ricchi di riferimenti storici, culturali e mitologici che possono risultare poco familiari per il pubblico occidentale. Questa raccolta riunisce tutti gli approfondimenti pubblicati sul blog per aiutarti a orientarti tra cerimonie tradizionali, istituzioni imperiali, figure del folklore, titoli e termini ricorrenti. Le voci sono organizzate per categoria e in ordine alfabetico, così da renderne più semplice la consultazione. L'articolo è in continuo aggiornamento e verrà ampliato nel tempo.Continua a leggere per scoprire il significato dei riferimenti culturali che arricchiscono le tue serie cinesi preferite.
🏯 STORIA E ISTITUZIONI
L
Liù Bù (六部): i Sei Ministeri dell’Epoca Tang
Compare nel drama: Yummy, Yummy? Yummy!
I Liù Bù (六部, Sei Ministeri) erano i sei principali dicasteri dell'amministrazione imperiale cinese in epoca Tang. Responsabili dell'attuazione delle politiche imperiali, gestivano il personale civile, le entrate dello Stato, i riti ufficiali, gli affari militari, l'amministrazione della giustizia e le opere pubbliche.
| Nome Cinese | Traduzione | Funzione | Funzionario Capo |
|---|---|---|---|
吏部 |
Ministero del Personale |
Gestiva nomine, promozioni, esami, valutazioni del merito dei funzionari imperiali. |
吏部尚书 |
户部 |
Ministero delle Entrate |
Si occupava dell'amministrazione delle imposte, del censimento, del catasto delle terre, dei registri demografici e delle spese statali. |
户部尚书 |
礼部 |
Ministero dei Riti |
Si occupava delle cerimonie di corte, del protocollo imperiale, dell'istruzione, degli esami imperiali, e delle relazioni estere. |
礼部尚书 |
兵部 |
Ministero della Guerra |
Si occupava dell'organizzazione militare, della nomina dei comandanti, della leva militare, dei registri delle truppe e dei cavalli. |
兵部尚书 |
刑部 |
Ministero della Giustizia |
Si occupava dell'amministrazione giudiziaria, della revisione delle sentenze e degli appelli. |
刑部尚书 |
工部 |
Ministero dei Lavori Pubblici |
Si occupava della costruzione e della manutenzione delle infrastrutture pubbliche, delle strade, dei canali e delle forniture tecniche ad esse necessarie. |
工部尚书 |
| Nome Cinese | 吏部 |
|---|---|
| Traduzione | Ministero del Personale |
| Funzione | Gestiva nomine, promozioni, esami, valutazioni del merito dei funzionari imperiali. |
| Funzionario capo | 吏部尚书 |
| Nome Cinese | 户部 |
| Traduzione | Ministero delle Entrate |
| Funzione | Si occupava dell'amministrazione delle imposte, del censimento, del catasto delle terre, dei registri demografici e delle spese statali. |
| Funzionario capo | 户部尚书 |
| Nome Cinese | 礼部 |
| Traduzione | Ministero dei Riti |
| Funzione | Si occupava delle cerimonie di corte, del protocollo imperiale, dell'istruzione, degli esami imperiali, e delle relazioni estere. |
| Funzionario capo | 礼部尚书 |
| Nome Cinese | 兵部 |
| Traduzione | Ministero della Guerra |
| Funzione | Si occupava dell'organizzazione militare, della nomina dei comandanti, della leva militare, dei registri delle truppe e dei cavalli. |
| Funzionario capo | 兵部尚书 |
| Nome Cinese | 刑部 |
| Traduzione | Ministero della Giustizia |
| Funzione | Si occupava dell'amministrazione giudiziaria, della revisione delle sentenze e degli appelli. |
| Funzionario capo | 刑部尚书 |
| Nome Cinese | 工部 |
| Traduzione | Ministero dei Lavori Pubblici |
| Funzione | Si occupava della costruzione e della manutenzione delle infrastrutture pubbliche e degli edifici statali, delle strade, dei canali e delle forniture tecniche ad esse necessarie. |
| Funzionario capo | 工部尚书 |
S
Sān Shěng (三省): i Tre Dipartimenti dell’Epoca Tang
I Sān Shěng (三省, Tre Dipartimenti) erano i tre principali organi dell'amministrazione centrale della dinastia Tang. Servivano a redigere, esaminare e dare attuazione agli ordini imperiali, dando vita a un sistema amministrativo che distribuiva tali funzioni a organi distinti per evitare che un singolo ministro o una singola istituzione monopolizzasse la gestione dello Stato.
Compare nel drama: Yummy, Yummy? Yummy!
| Nome Cinese | Traduzione | Funzione | Funzionario Capo |
|---|---|---|---|
中书省 |
Segretariato Centrale |
Redigeva gli editti imperiali, trasformando la volontà dell’Imperatore in testi formali. |
中书令 |
门下省 |
Cancelleria di Corte |
Revisionava e controfirmava gli editti provenienti dal Zhōngshū Shěng. |
侍中 |
尚书省 |
Consiglio degli Affari di Stato |
Eseguiva gli atti e le decisioni approvate dal Ménxià Shěng. Sovrintendeva ai Sei Ministeri (六部). |
尚书令 |
| Nome Cinese | 中书省 |
|---|---|
| Traduzione | Segretariato Centrale |
| Funzione | Redigeva gli editti imperiali, trasformando la volontà dell’Imperatore in testi formali. |
| Funzionario capo | 中书令 |
| Nome Cinese | 门下省 |
| Traduzione | Cancelleria di Corte |
| Funzione | Revisionava e controfirmava gli editti provenienti dal 中书省. |
| Funzionario capo | 侍中 |
| Nome Cinese | 尚书省 |
| Traduzione | Consiglio degli Affari di Stato |
| Funzione | Eseguiva gli atti e le decisioni approvate. Sovrintendeva ai Sei Ministeri (六部). |
| Funzionario capo | 尚书令 |
Suddivisione Amministrativa Locale all’Epoca degli Stati Combattenti (475 – 221 a.C. circa)
Compare nel drama: The Prisoner of Beauty
| Nome Cinese | Traduzione | Funzione | Governo |
|---|---|---|---|
州 (zhōu) |
Provincia |
Grande suddivisione regionale (macroregione) che raggruppava diverse comanderie (郡 jùn) e contee (县 xiàn). Aveva scopi amministrativi, fiscali e militari. |
州牧 (zhōu mù) |
郡 (jùn) |
Comanderia |
Unità amministrativa locale intermedia che includeva più contee (县 xiàn). Gestiva le risorse locali e aveva funzioni di sicurezza e giudiziarie. |
郡守 (jùn shǒu) |
县 (xiàn) |
Contea |
Unità amministrativa locale di base. |
县令 (xiànlìng) |
村 (cūn) |
Villaggio |
Unità territoriale di base. Aveva scopi fiscali, di leva militare e di mantenimento dell'ordine. |
村长 (cūn zhǎng) |
| Nome Cinese | 州 (zhōu) |
|---|---|
| Traduzione | Provincia |
| Funzione | Grande suddivisione regionale (macroregione) che raggruppava diverse comanderie (郡 jùn) e contee (县 xiàn). Aveva scopi amministrativi, fiscali e militari. |
| Funzionario capo | 州牧 (zhōu mù) |
| Nome Cinese | 郡 (jùn) |
| Traduzione | Comanderia |
| Funzione | Unità amministrativa locale intermedia che includeva più contee (县 xiàn). Gestiva le risorse locali e aveva funzioni di sicurezza e giudiziarie. |
| Funzionario capo | 郡守 (jùn shǒu) |
| Nome Cinese | 县 (xiàn) |
| Traduzione | Contea |
| Funzione | Unità amministrativa locale di base. |
| Funzionario capo | 县令 (xiànlìng) |
| Nome Cinese | 村 (cūn) |
| Traduzione | Villaggio |
| Funzione | Unità territoriale di base. Aveva scopi fiscali, di leva militare e di mantenimento dell'ordine. |
| Funzionario capo | 村长 (cūn zhǎng) |
Suddivisione Amministrativa Locale in Epoca Tang (618 – 907 d.C.)
Appare nel seguente drama: Flourished Peony / In the Name of Blossom
| Nome Cinese | Traduzione | Funzione | Funzionario capo |
|---|---|---|---|
道 (dào) |
Circoscrizione (o Circuito) |
Suddivisione regionale (macroregione) creata per scopi amministrativi, di controllo e fiscali all'inizio dell'epoca Tang. Inizialmente erano dieci. |
观察使(guānchá shǐ) |
州 (zhōu) |
Prefettura |
Unità amministrativa locale che include più contee e ha funzioni fiscali, militari, giudiziarie. |
刺史 (cìshǐ) |
县 (xiàn) |
Contea |
Unità amministrativa locale di base. |
县令 (xiànlìng) |
| Nome Cinese | 道 (dào) |
|---|---|
| Traduzione | Circoscrizione |
| Funzione | Suddivisione regionale (macroregione) creata per scopi amministrativi, di controllo e fiscali all'inizio dell'epoca Tang. Inizialmente erano dieci. |
| Funzionario capo | 观察使(guānchá shǐ) |
| Nome Cinese | 州 (zhōu) |
| Traduzione | Prefettura |
| Funzione | Unità amministrativa locale che include più contee e ha funzioni fiscali, militari, giudiziarie. |
| Funzionario capo | 刺史 (cìshǐ) |
| Nome Cinese | 县 (xiàn) |
| Traduzione | Contea |
| Funzione | Unità amministrativa locale di base. |
| Funzionario capo | 县令 (xiànlìng) |
Z
Zhiqing (知青)
Compare nel drama: Love Story in the 1970s
Introduzione
A partire dalla metà degli anni Sessanta, la vita della Cina fu profondamente segnata dalla Rivoluzione Culturale (il cui nome completo è 无产阶级文化大革命 o Grande Rivoluzione Culturale Proletaria), una politica lanciata da Mao Zedong nel 1966 con l’obiettivo dichiarato di difendere la purezza ideologica del socialismo e trasformare radicalmente la società. Per realizzare la campagna, Mao fece ampio affidamento sulla mobilitazione studentesca delle Guardie Rosse (movimento nato nel 1966 nelle scuole e nelle università di Pechino), che tra il 1966 e il 1968 presero parte a persecuzioni contro presunti nemici politici, alla distruzione di simboli della tradizione storica e religiosa cinese e furono i fautori della sospensione dell'insegnamento superiore, provocando un profondo sconvolgimento del sistema educativo. Per quattro anni, tra il 1966 e il 1970, le università rimasero chiuse e, quando riaprirono, l’ammissione non si basava più sul superamento di esami (高考, gaokao), ma su affidabilità politica, estrazione sociale e rendimento lavorativo.1
Il movimento del “Salire sulle montagne e scendere nelle campagne”
Per arginare il caos politico e il crollo della produzione industriale, nel 1968 Mao promosse la politica della rieducazione rurale, concretizzatasi nel movimento del “Salire sulle montagne e scendere nelle campagne” (上山下乡). Milioni di giovani studenti universitari e delle scuole medie — noti come zhiqing (知青) o giovani istruiti — furono inviati nelle campagne con l’obiettivo ufficiale di imparare dai contadini, contribuire alla produzione agricola e ridurre la disoccupazione urbana. Gli zhiqing furono assegnati a regioni remote come Mongolia Interna, Yunnan e Xinjiang, dove dovettero adattarsi a condizioni di vita estremamente dure, tra lavoro agricolo pesante, condizioni di vita precarie e difficoltà di integrazione con le comunità locali.
Una delle destinazioni più emblematiche fu il Beidahuang (北大荒 o Grande Deserto del Nord), vasta area paludosa situata nella provincia dell’Heilongjiang, nel nord-est della Cina. Qui circa 500.000 zhiqing contribuirono alla bonifica delle terre incolte, trasformando quella che era considerata una regione selvaggia in una delle principali aree agricole del paese.2 La vita nel Beidahuang era estremamente dura, segnata da lavoro massacrante, clima rigido e isolamento; per le donne lo era ancora di più, perché alle fatiche quotidiane si aggiungevano molestie sessuali, matrimoni forzati e violenze.
A molti zhiqing venne detto che sarebbero rimasti in campagna per due anni. In realtà, la maggior parte vi rimase per un decennio o più, senza il permesso di tornare a casa o di modificare il proprio hukou (户口, il sistema di registrazione della residenza da cui dipendevano servizi locali come razioni alimentari, lavoro, alloggio e assistenza medica) da rurale a urbano. Una volta rientrati, molti scoprirono che i loro coetanei avevano ormai carriere stabili e titoli di studio, mentre alcuni di loro si videro perfino rifiutare permessi di lavoro cittadini, finendo per accettare impieghi temporanei e mal pagati. Per molti zhiqing, la campagna non fu un luogo di apprendimento e risveglio morale, ma di isolamento, umiliazione e giovinezza sprecata. Altri, pur riconoscendo di aver imparato importanti lezioni, ritenevano che il costo sociale per loro fosse stato troppo alto.3
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FONTI
🪭 RITI E TRADIZIONI
F
Feng Shan (封禪)
Compare nei drama: Legend of Zang Hai
Introduzione
Il termine Fēng Shàn (封禪) indica la grande cerimonia con cui gli imperatori dell'antica Cina rendevano omaggio al Cielo e alla Terra nei periodi di pace e prosperità oppure in occasione della comparsa di auspici favorevoli inviati dal Cielo. La cerimonia era nota anche con i nomi di Fengsi (封祀), Fengluan (封峦) e Fengyue (封岳) e veniva generalmente celebrata dall'imperatore in persona sul Monte Tai.1
Secondo tradizioni e testimonianze non ufficiali, rituali riconducibili al Fengshan sarebbero già esistiti nelle epoche più antiche e durante le dinastie Xia, Shang e Zhou; fu tuttavia sotto le dinastie Qin e Han che questa pratica acquisì una particolare rilevanza politica e religiosa.
Significato del Termine
Il termine è composto da due elementi distinti: fēng (封), che significa "sacrificare al Cielo", e shàn (禪), che significa "sacrificare alla Terra". Il rito del Feng consisteva nella salita del Figlio del Cielo, ossia dell'imperatore, sulla vetta del Monte Tai, dove veniva eretto un altare destinato ai sacrifici celesti. Lo Shan, invece, si svolgeva generalmente su una piccola altura ai piedi della montagna, preventivamente purificata mediante appositi rituali, dove venivano offerti sacrifici alla Terra.
Nella sua essenza il Fengshan rappresentava uno strumento di legittimazione del potere imperiale, poiché ribadiva il principio secondo cui l'autorità del sovrano derivava direttamente dal Mandato del Cielo.
Fonti Storiche e Interpretazioni
Già durante il periodo degli Stati Combattenti alcuni letterati confuciani degli stati di Qi e Lu sostenevano che il Monte Tai fosse la più elevata e prestigiosa tra le Cinque Montagne Sacre e che, proprio per questo motivo, gli imperatori dovessero recarvisi per compiere i sacrifici rituali.
La prima attestazione del termine compare però nel capitolo «Fengshan» del Guanzi (管子), opera politico-filosofica compilata all'inizio della dinastia Han. In seguito il Grande Storico Sima Qian incluse e rielaborò parte di questo materiale nel «Libro del Fengshan» contenuto nello Shiji (史记, Memorie di uno storico).
Durante la dinastia Tang, il commentatore Zhang Shoujie spiegò ulteriormente il significato e le finalità della cerimonia. Secondo la sua interpretazione, sulla cima del Monte Tai veniva costruito un altare circolare per rendere grazie ai meriti del Cielo, mentre ai piedi della montagna si erigeva un altare quadrato destinato a onorare la Terra.
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FONTI
J
Ji Li (笄礼)
Compare nei drama: The Glory, A Splendid Match
Introduzione
La Cerimonia Ji Li (笄礼), conosciuta anche come “cerimonia dell’acconciatura” o “rito dello shangtou” (上头礼 - Shàngtou lǐ), era il tradizionale rito di passaggio all’età adulta delle ragazze Han e, insieme al corrispettivo maschile Guan Li (冠礼) (la cosiddetta “cerimonia del copricapo”), veniva considerata dal Libro dei Riti (禮記 - Liji) come “l’inizio di tutti i riti”.1
Il termine 笄 (jī) indica la forcina per capelli. Secondo la tradizione, una ragazza che avesse compiuto quindici anni e fosse già stata promessa in matrimonio poteva celebrare il Ji Li prima delle nozze. Durante la cerimonia i capelli venivano raccolti e fissati con una forcina: insieme al cambio degli abiti rituali, questo gesto simboleggiava il raggiungimento della maturità e l’ingresso della donna nella famiglia del marito.
Il Ji Li aveva soprattutto una funzione educativa e rappresentava l’assunzione delle responsabilità derivanti dall’ingresso nell’età adulta (che per le donne comprendevano il rispetto delle “virtù femminili” e il mantenimento di un comportamento appropriato). Nell’antichità, infatti, sia i bambini sia le bambine portavano normalmente i capelli sciolti oppure raccolti in due piccoli chignon chiamati zongjiao (总角, letteralmente “corna infantili”). Con la crescita, invece, l’acconciatura assumeva un valore rituale e sociale che identificava l’individuo come membro adulto e rispettabile della comunità.
Svolgimento del rituale
Tradizionalmente il Ji Li si teneva nel tempio ancestrale della famiglia, preferibilmente durante il Festival Shangsi (上巳节), il terzo giorno del terzo mese lunare, noto anche come “Festa delle Figlie”.
In origine il rito era strettamente legato al matrimonio: veniva celebrato al compimento del quindicesimo anno se la ragazza era già promessa sposa, oppure entro i vent’anni, in caso contrario. Con il tempo, però, il legame con il fidanzamento scomparve progressivamente e l’età di uniformò a quindici anni.
Qualche giorno prima della celebrazione venivano invitati gli ospiti e si sceglieva, tra parenti e conoscenti, una donna considerata virtuosa e rispettabile che assumesse il ruolo di zhengbin (正宾), ovvero di ospite principale (ruolo spesso ricoperto dalla madre della ragazza). La cerimonia era officiata da una donna anziana della famiglia, mentre l’ospite principale appuntava le forcine.
Il cuore della cerimonia era costituito dalle cosiddette “Tre Aggiunte” (三加礼, Sān jiā lǐ), durante le quali venivano applicati tre diversi ornamenti per capelli accompagnati da altrettanti cambi d’abito, simbolo delle varie tappe della crescita femminile:
- Inizio del rito. La ragazza compariva inizialmente con i tradizionali chignon infantili e indossando un abito caiyi (采衣, abito fanciullesco dai colori vivaci), simbolo dell’innocenza dell’infanzia.
- Prima aggiunta. Veniva applicata una forcina semplice, accompagnata da una gonna ru qun (襦裙, gonna ampia che si lega all'altezza del petto), che rappresentava la purezza e la freschezza dell’adolescenza.
- Seconda aggiunta. Si aggiungeva quindi un fermaglio ornamentale, abbinato a una veste quju shenyi (曲裾深衣, veste con le maniche ampie e l'orlo inferiore avvolto diagonalmente attorno al corpo), simbolo dello splendore della giovinezza.
- Terza aggiunta. L’ultima fase prevedeva l’applicazione di una corona con spillone, accompagnata da un abito formale a maniche larghe, emblema dell’eleganza e della dignità adulta.
Evoluzione storica
Le origini del Ji Li risalgono alla dinastia Zhou. Durante la dinastia Han, con l’affermazione del confucianesimo, il rito conobbe il suo primo grande periodo di diffusione. In seguito subì un declino durante le dinastie del Nord e del Sud, a causa delle instabilità politiche e sociali, per poi essere parzialmente recuperato sotto le dinastie Sui e Tang.
Nel periodo Song, il Ji Li tornò nuovamente in auge e il rituale subì una modifica significativa: le ragazze potevano celebrarlo al compimento dei quindici anni indipendentemente dal fatto che fossero già fidanzate.
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FONTI
🐉 RELIGIONE, MITI E FOLKLORE
L
Lei Zu (嫘祖), la dea della seta
Compare nel drama: Brocade Odyssey
Introduzione
Lei Zu (嫘祖 – Léi Zǔ), nota anche come Xi Ling Shi (西陵氏 – Xī Líng Shì), prima imperatrice della Cina e consorte dell’Imperatore Giallo (黄帝 – Huángdì), anche noto come Xuan Yuan, è una figura fondamentale nella mitologia cinese: secondo la tradizione, infatti, è la scopritrice della seta e l’iniziatrice della sericoltura in Cina.1
Narra la leggenda che, mentre beveva il tè sotto un albero di gelso nel giardino reale, un bozzolo di baco da seta cadde nella sua tazza. Il bozzolo cominciò a dipanarsi nell’acqua calda, e Lei Zu notò che si trattava di un filo lunghissimo e resistente. Incuriosita, raccolse altri bozzoli e cominciò a studiare il processo di filatura, ideando tecniche per l’allevamento dei bruchi di Bombyx mori e per la tessitura del prezioso filato.
Simbolismo
Lei Zu è venerata come dea della seta e madre culturale, in quanto la sua invenzione ha avuto un impatto enorme sulla civiltà cinese e sul suo sviluppo economico e artistico.
Nel simbolismo tradizionale rappresenta la conoscenza femminile, la cura domestica, l’ingegno e la trasformazione. È anche associata alla luna, alla fertilità e all’ordine sociale (la sericoltura era infatti strettamente regolata e affidata alle donne).
Lei Zu è citata nell’opera Memorie di uno storico (史记 – Shǐjì) di Sima Qian, dove la sericoltura è celebrata come una delle innovazioni civilizzatrici dell’epoca mitica, e ne Il Libro dei Riti (礼记 – Lǐjì) dove si narra di come l’Imperatrice, ogni primavera, desse simbolicamente inizio alla stagione della seta filando personalmente i bozzoli insieme alle dame di corte.
Per il suo contributo economico e culturale, Lei Zu è entrata a far parte del pantheon delle madri spirituali cinesi, insieme a Nüwa (creatrice dell’umanità), Chang’e (dea della luna) e Xi Wang Mu (Regina Madre dell’Ovest).
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FONTI
Y
Yecha (夜叉)
Compare nei drama: The Eternal Fragrance
Introduzione
Lo Yaksha o Yecha (夜叉) è uno spirito minore semidivino di origine indiana introdotto in Cina attraverso il Buddhismo. Pur non avendo mai raggiunto la popolarità di fantasmi, spiriti volpe o altre creature soprannaturali della tradizione cinese, ha conosciuto un'evoluzione sorprendentemente ricca.1 Nel corso dei secoli, infatti, i racconti e le leggende popolari ne hanno progressivamente trasformato l'immagine, dando origine a una figura complessa che ancora oggi continua a influenzare la narrativa e i drama cinesi.
La figura dello Yaksha negli scritti buddhisti
Secondo il Piposha Lun (毗婆沙世论), gli Yaksha e i Rakshasa (罗刹) nacquero rispettivamente dal ventre e dai piedi di Brahmā e costituivano due categorie distinte di esseri soprannaturali. Nei primi testi buddhisti gli Yaksha non erano affatto i demoni che oggi compaiono frequentemente nei drama xianxia, ma figure prevalentemente positive legate alla protezione del Dharma.
Nel Daji yi shenzhou jing (大吉义神咒经 lett. Sutra degli Incantesimi Divini della Grande Auspiciosità) sono descritti come esseri capaci di discernere il bene dal male e di vigilare sul comportamento degli esseri umani. Il Jin guangming jing (金光明经, Sutra della Luce Dorata) li definisce protettori del Buddismo e attribuisce loro forza straordinaria, capacità di mutare forma e di volare, mentre nel Fa hua jing (法华经, Sutra del Loto) entrano a far parte dell'esercito delle divinità incaricate di difendere coloro che recitano i sutra buddhisti. Anche quando il Miaofa lianhua jing xuanzan (妙法莲华经玄赞 lett. Commentario al Sutra del Loto) ne accentua l'aspetto feroce e terrificante, gli Yaksha continuano a essere presentati come guardiani del Dharma.
L'evoluzione della figura dello Yaksha negli scritti successiviLa loro immagine inizia però a cambiare con la progressiva sinizzazione del Buddismo. Nel corso dei secoli gli Yaksha assorbono elementi della cultura popolare cinese e si allontanano progressivamente dal modello sacro indiano. Questa trasformazione appare con particolare evidenza nel Taiping Guangji (太平广记), la grande raccolta di racconti fantastici compilata durante la dinastia Song.
I quattordici racconti dedicati agli Yaksha nel Taiping Guangji mostrano ormai creature molto diverse da quelle descritte nei sutra. Pur conservando alcuni tratti della tradizione buddhista, gli Yaksha assumono l'aspetto di esseri giganteschi e terrificanti, dal volto scuro, occhi enormi e zanne sporgenti. Ancora più profonda è la trasformazione del loro comportamento: diventano rapitori di donne, bambini e viandanti e divoratori di uomini, entrando a pieno titolo nella tradizione cinese dei demoni antropofagi. Questa evoluzione, tuttavia, non è lineare. Accanto all'immagine del mostro continuano infatti a emergere tratti profondamente umani: alcuni Yaksha provano amore, amicizia e riconoscenza, proteggono gli esseri umani o instaurano con loro rapporti familiari.
Durante le dinastie successive, soprattutto nella narrativa Ming, la demonizzazione si accentua ulteriormente. Lo Yaksha diventa il guardiano dell'Inferno, il subordinato del Re Drago o un mostro al servizio di altre divinità, assumendo l'immagine con cui è oggi maggiormente conosciuto nella narrativa e nei prodotti audiovisivi cinesi.
ConclusioneQuesta trasformazione è il risultato della combinazione di diversi fattori: l’adattamento della tradizione religiosa buddhista alla cultura cinese, l'influenza delle credenze popolari, lo sviluppo della narrativa fantastica dei chuanqi (传奇) e la progressiva costruzione dello Yaksha come personaggio letterario romanzato.
Proprio questa evoluzione, più che la sua popolarità, rende lo Yaksha una figura unica: pur rimanendo relativamente marginale nella tradizione religiosa cinese, il suo percorso testimonia in modo esemplare come una figura sacra straniera possa essere reinterpretata fino a diventare parte integrante dell'immaginario folcloristico cinese. Ancora oggi questa evoluzione continua a riflettersi nei romanzi fantasy e nei drama, dove il termine 夜叉 viene spesso utilizzato con significati molto diversi rispetto alle sue origini.
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FONTI
- Song, Xianke (宋献科). ⟪夜叉形象之演变⟫ [L'evoluzione dell'immagine dello Yaksha]. 魅力中国, n. 32 (2019): 234-235. ↩
🈷️ TERMINI E TITOLI
D
Dàrén (大人)
Il termine Dàrén (大人) significa "Mio signore" o "Vostra Eccellenza" ed è un titolo di cortesia che si usa per rivolgersi a un funzionario o a un alto ufficiale di corte.
Dàshī (大师)
Il termine Dàshī (大师) significa "Gran Maestro" ed è un appellativo onorifico per una figura di grande competenza o autorità in ambito religioso, artistico o marziale.
G
Gōngzǐ (公子)
Il termine Gōngzǐ (公子) significa "Giovane Signore" ed è il termine che designa i giovani di famiglia nobile o borghese.
Gōngzhǔ (公主)
Il termine Gōngzhǔ (公主) significa "Principessa Reale" ed è il titolo attribuito alle figlie dell'Imperatore.
Gōng (公)
Il termine Gōng (公) significa "Duca" e rappresenta il titolo nobiliare più prestigioso dell'Impero. Tra i duchi il Guógōng (国公) ovvero il Duca del Regno è quello che ha il rango più alto e, solitamente, questo titolo identifica le personalità politiche e militari più importanti dello Stato.
Guìfēi (贵妃)
Il termine Guìfēi (贵妃) significa "Consorte Imperiale" e designa le concubine di alto rango dell'Imperatore. Per rivolgersi alle consorti imperiali di alto rango si usa il titlo onorifico 娘娘 (niángniang) ovvero "Vostra Grazia".
Gūniáng (姑娘)
Il termine Gūniáng (姑娘) significa "Signorina" o "giovane" ed è il termine che designa le ragazze nubili di famiglia non aristocratica o a quelle di cui non si conosce lo status sociale.
H
Hóu (侯)
Il termine Hóu (侯) significa "Marchese" e rappresenta il secondo titolo nobiliare più prestigioso dell'Impero, dopo il Duca. Per rivolgersi a un Marchese si usa il titlo di cortesia 侯爷 (hóuyé) ovvero "Sua Signoria [il Marchese]".
Huángdì (皇帝)
Il termine Huángdì (皇帝) significa "Imperatore". Per rivolgersi all'Imperatore si usa il titlo onorifico Bìxià (陛下) che significa "Maestà" o "Vostra Maestà".
Huánghòu (皇后)
Il termine Huánghòu (皇后) significa "Imperatrice" e designa la moglie principale dell'Imperatore. Per rivolgersi all'Imperatrice si usa il titlo onorifico 娘娘 (niángniang) ovvero "Vostra Maestà" o "Vostra Grazia" (a volte anche nella variante Huánghòu niángniang (皇后娘娘)).
J
Jiāng jūn (将军)
Il termine Jiāng jūn (将军) identifica un titolo militare cinese generalmente tradotto come “generale”. Storicamente indicava una carica militare di alto rango, il cui ruolo e prestigio variavano a seconda della dinastia e del periodo. Tra le gerarchie militari esisteva anche il titolo dà jiāngjūn (大将军), letteralmente “grande generale”, che indicava una carica militare di rango superiore a jiāngjūn, con funzioni che variavano a seconda del periodo storico.
Jùn zhǔ (郡主)
Il termine Jùn zhǔ (郡主) significa "Principessa di Commenda" o "Principessa di secondo rango" ed è un titolo attribuito alle figlie di principi imperiali (王, wáng), cioè alle nipoti dell'Imperatore o, talvolta, alle figlie dei nobili nominati Principi dall'Imperatore.
L
Lángjūn (郎君)
Il termine Lángjūn (郎君) è un appellativo rispettoso per un giovane uomo di buona famiglia o, in ambito domestico, una forma utilizzata dalla moglie per rivolgersi al marito. A seconda del contesto può essere tradotto come "giovane signore", "signore", "mio signore" o "marito mio".
Lǎoyé (老爷)
Il termine Lǎoyé (老爷) significa "Signore" o "Padrone" ed è un appellativo rispettoso che si usa per rivolgersi al padrone di casa o al capofamiglia che abbia uno status sociale alto (ufficiale, aristocratico, proprietario terriero).
N
Niángzi (娘子)
Il termine Niángzi (娘子) è un appellativo femminile di cortesia spesso usato per rivolgersi a una giovane donna di buona famiglia o, in ambito coniugale, come equivalente femminile di lángjūn (郎君). A seconda del contesto può essere tradotto come "giovane signora", "mia signora", "consorte" o "moglie".
Q
Qiánbèi (前輩)
Il termine Qiánbèi (前輩) è un appellativo rispettoso rivolto a una persona con maggiore esperienza, anzianità o prestigio in un determinato ambito, come una scuola marziale, una setta, una professione o una disciplina. Si può tradurre come "anziano", "senior" o "veterano". Non è un titolo ufficiale, è semplicemente un modo per indicare la maggiore esperienza dell'interlocutore.
S
Shīfù (师傅)
Il termine Shīfù (师傅) significa "maestro" inteso come esperto di una materia che trasmette le proprie conoscenze a un discepolo.
Shìzǐ (世子)
Il termine Shìzǐ (世子) significa "erede apparente" ed è il termine che identifica il figlio ufficialmente designato a succedere al padre nel possesso di un titolo nobiliare.
Shìzǐfēi (世子妃)
Il termine Shìzǐfēi (世子妃) significa "Consorte del dell'Erede Apparente" ed è usato per designare la moglie principale del figlio ufficialmente designato a succedere al padre nel possesso di un titolo nobiliare.
T
Tàifēi (太妃)
Il termine Tàifēi (太妃) significa "Consorte Anziana" o "Consorte Vedova" e designa solitamente le concubine del defunto Imperatore.
Tàihòu (皇太后)
Il termine Tàihòu (太后) significa "Imperatrice Anziana" o "Imperatrice Vedova" e si riferisce all'Imperatrice del defunto Imperatore.
Tàizǐ (太子)
Il termine Tàizǐ (太子) significa "Principe Ereditario" ed è utilizzato per designare il Principe nominato dall'Imperatore come erede al trono.
Tàizǐ fēi (太子妃)
Il termine Tàizǐ fēi (太子妃) significa "Consorte del Principe Ereditario" ed è usato per designare la moglie principale del Principe Ereditario.
W
Wáng (王)
Il termine Wáng (王) è usato per designare un nobile di altissimo rango. Nelle epoche imperiali indicava generalmente un membro maschio della famiglia imperiale, e può essere tradotto come "Principe". Nelle dinastie più tarde si sviluppò anche una gerarchia interna che distingueva il 亲王 (qīnwáng) ovvero il figlio o il fratello dell'imperatore dal 郡王 (jùnwáng) ovvero il principe di rango inferiore. Nelle epoche precedenti all'unificazione della Cina il termine poteva anche indicare un sovrano indipendente, traducibile come "Re". Per rivolgersi a un principe di solito si usava l'appellativo onorifico Diànxià (殿下) che significava "Sua Altezza".
Wángfēi (王妃)
Il termine Wángfēi (王妃) significa "Consorte del Principe" ed è impiegato per designare la moglie principale di un Principe (王, wáng).
X
Xiǎojiě (小姐)
Il termine Xiǎojiě (小姐) significa "Signorina" ed è il termine che designa le giovani donne non sposate di famiglia nobile o borghese.
Xiānsheng (先生)
Il termine Xiānsheng (先生) è un appellativo onorifico usato per rivolgersi a un insegnante, uno studioso, un precettore o una persona di grande cultura. Nei drama storici può essere tradotto come "Maestro" o, a seconda del contesto, "Signore". A differenza di Shīfu (師父), non indica necessariamente la sussistenza di un rapporto maestro-discepolo tra chi parla e la persona a cui è rivolto l'appellativo.
Z
Zhǎng gōngzhǔ (长公主)
Il termine Zhǎng gōngzhǔ (长公主) significa "Principessa Maggiore" o "Gran Principessa" ed è un titolo spesso attribuito alla sorella maggiore dell'Imperatore o, talvolta, a una zia dell'Imperatore particolarmente importante o alla figlia primogenita dell'Imperatore.
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