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Recensione del Drama Cinese Sword into Plowshares (2026) | Trama e Cast

Alessandra
Recensione del Drama Cinese Sword into Plowshares (2026) | Trama e Cast

Locandina di Sword into Plowshares - Courtesy of CCTV

    Recensione di Sword into Plowshares - Locandina

    Dettagli

    VALUTAZIONE: (7/10)

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    TITLOLO ORIGINALE: 太平年 – Tàipíng nián

    ANNO: 2026

    EPISODI: 48

    DURATA: 45’

    REGIA: Yang Lei, Lu Beike

    SCENEGGIATURA: Dong Zhe

    IN BREVE

    1. Cosa aspettarsi: Swords into Plowshares è un drama storico che dipinge un fedele affresco del periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni, un’epoca turbolenta contraddistinta da guerre, frequenti cambi di potere e dall'ascesa di giovani figure destinate a lasciare un segno indelebile nella storia della Cina. Tra strategie politiche complesse e destini personali intrecciati, il drama trasporta lo spettatore in un mondo di potere, coraggio e tradimento in cui l'accortezza e il pragmatismo spesso contano più dell’eroismo.
    2. Punti di forza: il realismo e l'aderenza storica dei fatti narrati, i suggestivi scenari e gli eccezionali effetti visivi, l'eccellente cast.
    3. Punti deboli: la sceneggiatura prolissa, la sovrabbondanza di personaggi secondari, l'intreccio a volte complesso delle storyline.
    4. Consigliato se ti piacciono: i drama storici incentrati su vicende politiche realmente accadute, le storie con un romanticismo solo accennato, le serie con protagonisti molto verosimili e poco romanzati.
    5. Lo rivedrei? Forse, ma con accanto una bibita energizzante e buona dose di digestivo.
      Continua a leggere per capire se questo drama fa per te.

    In un’epoca segnata da guerre incessanti, ambizioni dinastiche e fragili equilibri politici, Swords into Plowshares tenta di trasformare la storia in racconto, seguendo il destino di uomini e regni sospesi tra rovina e rinascita. Il drama ci conduce nel crepuscolo del turbolento periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni, dove generali, sovrani e funzionari si muovono in un mondo in cui ogni decisione può cambiare il corso della storia. Tra battaglie, intrighi di corte e ideali di governo, la serie ambisce a raccontare non solo gli eventi di un’epoca, ma anche il lento formarsi di una visione politica capace di trasformare le spade in aratri.

    In questa recensione di Swords into Plowshares cercherò di analizzare quanto questa ambizione riesca davvero a tradursi in un racconto coinvolgente, esaminando con sguardo critico i punti di forza e le debolezze di un drama che si muove costantemente tra ricostruzione storica e narrazione televisiva.

    "Un giorno capirai che a questo mondo le persone non hanno altra scelta se non fare alcune cose, ma ciò non significa che le cose che sono costretti a fare siano giuste."

    Guo Rong

    Trama

    In Cina, la caduta della longeva dinastia Tang inaugura una fase di profonda instabilità politica, segnata dall’avvicendarsi di tre dinastie nel giro di pochi decenni. Nel 936 d.C., l’ennesimo colpo di stato conduce alla fondazione della Dinastia Jin Posteriore per mano del governatore militare di Hedong, Shi Jing Tang. L’ascesa al trono del militare, tuttavia, ha un prezzo altissimo: le Pianure Centrali vengono di fatto subordinate al Regno del Khitan, al quale Shi Jing Tang cede le Sedici Prefetture di Yan e Yun in cambio di sostegno militare, arrivando a riconoscerne il sovrano come proprio “padrino” e guadagnandosi l’umiliante appellativo di “Imperatore-Figlio”.

    Nel frattempo, a sud, nel regno vassallo del Wuyue, la morte del re Qian Yuan Guan porta il suo successore Qian Hong Zou a confrontarsi con la dilagante corruzione interna e le crescenti pressioni esterne.

    La situazione dell’impero peggiora quando, nel 942 d.C., Shi Jing Tang muore, e suo figlio Shi Chong Gui rifiuta di sottomettersi al Khitan, innescando ulteriori tensioni politiche. Nel tentativo di assistere il fratello e preservare l’equilibrio politico, il diciannovenne Qian Hong Chu, nono principe del Wuyue, si reca in missione alla corte del Da Jin insieme al ministro Shen Wen Qi.

    Giunto nella capitale Bianliang, Qian Hong Chu si trova coinvolto negli scontri contro il Khitan e incontra tre figure destinate a influenzare profondamente il suo destino: il nobile idealista Guo Rong, il carismatico ufficiale delle Guardie Imperiali Zhao Kuang Yin e, soprattutto, il leggendario statista Feng Dao, la cui filosofia di governo pragmatica e lungimirante lascerà un’impronta indelebile sul giovane principe.

    L’esperienza trasforma radicalmente Qian Hong Chu che, tornato nel Wuyue, abbandona l’ozio e l’irruenza giovanile e, affiancato dalla fedele Sun Tai Zhen, si impegna a contrastare la corruzione dei funzionari civili e l’oppressione dei nobili sul popolo. Quando la crisi travolge i fratelli Qian Hong Zuo e Qian Hong Zong, il ragazzo decide di prendere in mano le redini della nazione e, pur con riluttanza, sale al trono.

    Nelle Pianure Centrali, la Dinastia Han Posteriore fondata dal misurato Liu Zhi Yuan lascia il posto alla Dinastia Zhou Posteriore istituita dal deciso generale Guo Wei. Tuttavia alla morte del suo successore, il visionario Guo Rong, un nuovo sconvolgimento politico scuote il nord: l'ascesa al potere di Zhao Kuang Yin segna l’inizio della dinastia Song e apre la strada alla futura riunificazione della Cina.

    Sotto la crescente pressione dell’esercito Song, Qian Hong Chu prende una decisione destinata a entrare nella storia: cede le tredici prefetture del Wuyue all’impero centrale, realizzando una unificazione incruenta e assicurando al proprio popolo la pace dopo decenni di guerre e frammentazioni.

    Recensione di Sword into Plowshares - Zhao Kuang Yin, Guo Rong, Qian Hong Chu e Sun Tai Zhen
    Zhao Kuang Yin, Guo Rong, Qian Hong Chu e Sun Tai Zhen - Courtesy of CCTV

    Recensione di Swords Into Plowshares (No Spoiler)

    Trama e Ritmo Narrativo

    Sul piano della trama, il fatto di seguire due storyline distinte — ambientate in stati diversi, con personaggi e dinamiche di potere autonome — finisce per complicare a tratti la fruizione del drama. Le due linee narrative si intersecano, ma restano strutturalmente separate, e i frequenti stacchi bruschi da una scena all’altra, soprattutto tra la fine di un episodio e l’inizio del successivo, accentuano la discontinuità. L’inserimento in sovrimpressione del luogo in cui si svolgono gli eventi tenta di attenuare lo spaesamento, ma non sempre riesce a garantire un orientamento immediato, lasciando lo spettatore in una condizione di costante riallineamento.

    La trama politica, inoltre, è particolarmente fitta: due regni coinvolti, numerosi personaggi istituzionali, cariche complesse, alleanze e parentele che si intrecciano. In questo contesto è facile confondere ruoli e posizioni, soprattutto nelle puntate iniziali, in cui l’atmosfera è dominata da un senso di apprensione costante per la minaccia bellica che incombe su tutti gli stati.

    Sceneggiatura

    Sul piano della sceneggiatura, l’opera risulta eccessivamente prolissa, con dialoghi spesso molto (troppo) tecnici o che insistono su concetti già espressi senza svilupparli in riflessioni più profonde che ne analizzino le conseguenze concrete. Le conversazioni si limitano spesso a ribadire dati di fatto già noti, senza compiere quel passaggio dall’osservazione all’analisi che darebbe slancio alla narrazione. Ne deriva un ritmo rallentato, in cui l’esposizione verbale prevale sull’azione e le parole finiscono per descrivere ciò che lo spettatore ha già compreso, anziché aprire nuovi scenari.

    Il limite appare ancora più evidente se si considera l’enorme potenziale del contesto storico rappresentato, ricco di conflitti, crisi e trasformazioni che potrebbero tradursi in sequenze di grande impatto visivo. Tuttavia, questo potenziale resta in larga parte inespresso: gli eventi più drammatici vengono evocati più che mostrati, raccontati più che messi in scena. L’impressione complessiva è quella di una storia che poggia su premesse epiche, ma che sceglie di mantenerle ai margini, affidando la suggestione prevalentemente ai dialoghi anziché alla rappresentazione visiva.

    Come sottolineano i sostenitori della serie, è indubbio che questo drama costituisca un’ottima testimonianza storica, poiché racconta piuttosto fedelmente le vicende legate alla fine del Periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni e all’ascesa della dinastia Song.

    In questo quadro, risultano degni di nota elementi di realismo come, ad esempio, il netto scarto tra la sofisticazione dei discorsi politici di ministri e funzionari e l’ingenuità impulsiva con cui i giovani protagonisti affrontano le medesime questioni, quasi a sottolineare la distanza tra il veterano temprato dalla macchina statale e l’idealista privo della necessaria forma mentis. Altrettanto convincente è la scelta di mostrare ufficiali di corte colti alla sprovvista, privi di un piano di riserva, esposti all’imprevedibilità delle contingenze politiche. Tuttavia, fedeltà alle fonti e verosimiglianza non significano automaticamente efficacia narrativa.

    Pur riconoscendo l’importanza culturale e divulgativa della serie, infatti, mi permetto di dissentire sull’idea che questa si dimostri vincente sotto il profilo del prodotto audiovisivo: alla già evidenziata prolissità e complessità tecnica dei dialoghi, si aggiunge un tracciato narrativo a tratti didascalico, che si limita a ripercorrere gli eventi così come registrati dalla storiografia, senza operare quelle scelte di focalizzazione o di tensione drammatica che potrebbero aumentarne l’impatto. I colpi di scena, oltre a risultare prevedibili per chi conosce già l’esito storico delle vicende, perdono mordente anche per lo spettatore ignaro, poiché la sceneggiatura dissemina costantemente indizi e anticipazioni che rendono intuibile la direzione degli eventi.

    Ne deriva un racconto corretto sul piano documentale e realistico, ma raramente capace di sorprendere o di mantenere alta l’attenzione emotiva.

    Personaggi

    Dal punto di vista dei personaggi, i protagonisti di Swords Into Plowshares vengono delineati come antieroi, scelta che in teoria potrebbe offrire interessanti spunti narrativi, ma che nella pratica li rende incapaci di sostenere il peso di un racconto storico tanto ambizioso. Le loro virtù sono costantemente controbilanciate da difetti tutt’altro che ignorabili, con il risultato che nessuna figura riesce davvero a incarnare un centro morale o strategico saldo. Le loro azioni producono esiti scontati che raramente si traducono in scene ad alto impatto emotivo, attenuando così la portata epica della storia.

    La rappresentazione femminile appare particolarmente debole: nel tentativo di evitare l’archetipo della protagonista invincibile e machiavellica diffuso in altri drama storici, la serie finisce per proporre figure superficiali, poco consapevoli e scarsamente interessanti. Pur nel rispetto del contesto storico, risulta difficile accettare un quadro in cui nessuna donna mostra di avere a cuore la collettività e di indignarsi contro le ingiustizie sociali, con un effetto complessivo di appiattimento e perdita di efficacia narrativa.

    A ciò si aggiunge la proliferazione di personaggi secondari introdotti con enfasi formale, ma privi di reale impatto sulla trama. Molte di queste figure compaiono brevemente per poi scomparire senza lasciare traccia, generando in chi guarda aspettative che restano disattese e alimentando confusione su chi rivesta un ruolo effettivamente centrale. In un impianto già complesso e dispersivo, questa sovrabbondanza di presenze inutili contribuisce ad appesantire ulteriormente la struttura, indebolendo il coinvolgimento dello spettatore.

    Recensione di Sword into Plowshares - Hu Jin Si e Shuiqiu Zhao Quan
    Hu Jin Si e Shuiqiu Zhao Quan - Courtesy of CCTV

    Cast

    Tra i punti di forza di Swords Into Plowshares, accanto a una regia solida e rigorosa, spicca senza dubbio il cast, vera punta di diamante della serie. L’ensemble è composto da professionisti capaci di conferire spessore e credibilità anche ai passaggi più verbosi della sceneggiatura.

    Bai Yu, Zhou Yutong, Zhu Yawen e Yu Haoming dimostrano preparazione e misura, riuscendo a infondere nei rispettivi personaggi una scintilla di umanità e, al tempo stesso, un’aura d’altri tempi che li rende perfettamente in sintonia con il respiro storico del racconto.

    Impeccabili nella loro fermezza e imperscrutabilità sono i veterani Dong Yong e Ni Dahong, rispettivamente nei ruoli del navigato ministro Feng Dao e del coriaceo generalissimo Hu Jin Si, figure che incarnano con sobria autorevolezza il peso della responsabilità politica e militare.

    Sorprendono infine i più giovani Ren Yilun (già apprezzato in Twelve Letters e Love Between Lines) e Wu Haochen (rimarchevole in The Prisoner of Beauty) che nei panni dell’Imperatore del Da Jin e del sovrano del Wuyue offrono interpretazioni appassionate e sincere, capaci di trasformare ruoli secondari in presenze sceniche di autentico rilievo.

    Aspetti Visivi e Colonna Sonora

    Nel complesso, il comparto visivo del drama rappresenta il punto più alto della produzione, ma alterna ambizioni cinematografiche a scelte tecniche e di montaggio dubbie che finiscono per comprometterne l’efficacia.

    Le sequenze in esterna, costruite prevalentemente su piani larghi, rivelano un’impostazione registica di chiara matrice cinematografica: gli inseguimenti a cavallo, le navi che veleggiano e le carovane in marcia sono strutturati su composizioni ampie e tagli sapientemente pensati che valorizzano lo spazio e la dimensione epica del racconto. Le ambientazioni e i costumi, improntati a sobrietà e accuratezza storica, contribuiscono a rafforzare l’impressione di realismo, offrendo un contesto visivo coerente e credibile. Tuttavia, la scelta di una palette fortemente desaturata e di un’illuminazione troppo smorzata finisce talvolta per compromettere la leggibilità dell’immagine: in diverse scene i dettagli si perdono e, nei momenti più concitati, risulta persino difficile distinguere con chiarezza i personaggi.

    A questo si aggiunge il fatto che gli episodi non risultano sempre adeguatamente collegati a livello visivo: tra la fine di uno e l’inizio del successivo manca spesso un raccordo per immagini che aiuti a orientarsi, e per diversi secondi si resta sospesi, senza punti di riferimento chiari su dove si stia svolgendo l’azione. I bruschi passaggi da una storyline all’altra accentuano questa sensazione di discontinuità spaziale. Quando non viene inserita in fase di montaggio un’indicazione esplicita del luogo in sovrimpressione, lo spettatore è costretto a ricostruire mentalmente il contesto, con il rischio di perdere fluidità e immersione visiva.

    Sono inoltre rilevabili alcuni piccoli errori nella gestione del sonoro: in determinate sequenze il doppiaggio si sovrappone in modo poco armonico al filmato (come nel momento in cui la voce di Zhang Yan Ze interrompe bruscamente il nitrito di un cavallo) rivelando l’artificialità dell’intervento in post-produzione.

    La colonna sonora si rivela perfettamente coerente con l’impianto epico e storico del racconto, contribuendo in modo determinante alla costruzione dell’atmosfera. I brani fanno largo uso di strumenti tradizionali e di sonorità che richiamano tanto le antiche marce militari quanto i canti delle steppe mongole, evocando un immaginario sonoro arcaico e solenne. Le parti vocali prediligono interpreti dotati di ampia estensione e di un timbro potente, capace di conferire ai pezzi un respiro eroico e una tensione drammatica costante. Ne risulta una sapiente fusione tra passato e presente: arrangiamenti moderni si intrecciano a melodie che sembrano affiorare da un tempo remoto, creando un effetto di suggestiva continuità storica e infondendo nelle immagini un senso di grandezza e di destino.

    Scene Forti

    È sicuramente impressionante scoprire che nell’epoca delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni si registrassero episodi di cannibalismo e che i funzionari civili fossero spesso sottoposti arbitrariamente alla legge marziale, e ciò restituisce la misura di un quadro politico e sociale in cui carestie, guerre e ambizioni personali erodevano non solo le strutture statali, ma anche i codici morali.

    Tuttavia, per uno spettatore abituato ai drama storici, la messa in scena non risulta così cruda come qualcuno ha suggerito. La serie mostra esecuzioni pubbliche, uccisioni, aggressioni e scheletri abbandonati lungo le strade, elementi che contribuiscono a delineare un contesto di degrado e violenza, ma senza indugiare in compiacimenti grafici o isistere su dettagli macabri. Persino il cannibalismo, tanto enfatizzato nelle discussioni online, compare in modo diretto solo in una scena rapida e tutt’altro che spettacolarizzata. Nel complesso, insomma, la regia predilige un realismo sobrio non puntando sull’effetto shock e suggerendo l’orrore senza trasformarlo in intrattenimento sensazionalistico.

    Recensione di Sword into Plowshares - Zhao Hong Yin e Zhao Kuang Yin
    Zhao Hong Yin e Zhao Kuang Yin - Courtesy of CCTV

    ATTENZIONE!
    DA QUESTO PUNTO IN POI INIZIA LA SEZIONE SPOILER. NON PROSEGUIRE SE NON VUOI CONOSCERE TUTTI I DETTAGLI DEL DRAMA.

    Recensione di Swords Into Plowshares (Spoiler)

    Cosa Funziona: la Storia e le Impressioni Visive

    Se c’è un elemento che in Swords Into Plowshares funziona con indiscutibile solidità, è la forza storica delle vicende che narra. Il racconto affonda le radici in un periodo turbolento, segnato da guerre, rovesciamenti di stati e governi, ribellioni e tradimenti, un tempo in cui il potere ha il peso concreto delle armi e in cui le figure militari assumono un ruolo cruciale nelle decisioni prese tra le stanze di palazzo o sui campi di battaglia. È un affresco ambizioso, che restituisce la sensazione di un mondo instabile in cui i regni vacillano e le alleanze cambiano con rapidità, e questa precarietà costante conferisce al racconto un respiro epico e insieme profondamente realistico.

    In questo contesto, risulta particolarmente coinvolgente assistere all’ascesa del giovane Qian Hong Chu che, da figlio spensierato e ribelle del sovrano, si trasforma progressivamente in uno stratega accorto e in una figura politica solida e consapevole. La sua evoluzione si intreccia con una fitta rete di intrighi, alleanze e tensioni che si concentrano in un arco temporale relativamente breve ma densissimo di eventi, dove ogni decisione può determinare la sopravvivenza o la caduta di un intero stato.

    Pur non mantenendo sempre un ritmo incalzante e pur indulgendo talvolta in una certa prolissità, il racconto conserva un fascino indubbio: la suggestione di assistere a un frammento di storia in movimento. A sostenere questa impressione contribuiscono un’estetica storicamente accurata e un impianto visivo di taglio cinematografico: paesaggi ampi, scenari naturali aspri e solenni, città segnate dalla guerra vengono restituiti con immagini spettacolari che amplificano il senso di grandezza e di fatalità dell’epoca. In questi momenti, il drama riesce davvero a restituire con efficacia la vastità degli scenari e la durezza del tempo rappresentato, offrendo allo spettatore un’immersione visiva convincente e suggestiva.

    Cosa Non Funziona

    I Personaggi

    I personaggi sono l’elemento di Swords into Plowshares che mi ha lasciata più perplessa: in un coro di personalità irrisolte e contraddittorie, ho sentito la mancanza di un autentico baricentro eroico. L’intento di costruire figure ambigue e fallibili è, sulla carta, interessante e persino coerente con il taglio realistico dell’opera; tuttavia, nella pratica, finisce per lasciare un senso di incompiutezza e restituisce l’impressione di personaggi che raggiungono i propri obiettivi più per circostanze favorevoli o per l’altrui errore che per autentica grandezza morale o strategica. Ne deriva un racconto in cui le vittorie non appaiono come il frutto di una visione o di un coraggio fuori dal comune, ma come esiti contingenti, privi di quella forza simbolica che un affresco storico di tale portata avrebbe potuto — e forse dovuto — offrire.

    Recensione di Sword into Plowshares - Sun Tai Zhen
    Sun Tai Zhen - Courtesy of CCTV

    Sotto questo profilo la rappresentazione delle donne costituisce un ulteriore punto debole del drama perchè le figure femminili risultano spesso superficiali e poco incisive. Se in alcuni recenti drama storici le protagoniste appaiono fin troppo perfette, capaci di influenzare gli eventi con astuzia e strategia, qui sembrano invece svuotate di ogni iniziativa e intelligenza pratica. Pur comprendendo che il contesto storico imponesse norme stringenti in materia di virtù e modestia femminile, è difficile credere che in un’epoca tanto complessa non vi fosse spazio per almeno una figura brillante, coraggiosa o scaltra.

    Nell’episodio 8, in particolare, colpisce l’atteggiamento di Sun Tai Zhen che, alla vigilia dello scontro contro Zhang Yan Ze, invece di spronare Qian Hong Chu con parole di incoraggiamento, lo invita ad accettare la propria inutilità e a concentrarsi sul loro matrimonio, lasciando agli altri le questioni importanti, senza agustiarsi troppo per i problemi del regno. È legittimo che il drama voglia prendere le distanze dall’archetipo della protagonista invincibile o machiavellica mostrato in altre serie, ma anche in un’ottica più realistica le sue azioni dovrebbero riflettere un minimo di virtù e i suoi discorsi una coerenza argomentativa capace di generare coinvolgimento.

    Proprio questa impostazione finisce per riverberarsi anche sulla componente romantica, che appare sorprendentemente attenuata. Ciò dipende in parte dalla natura stessa delle vicende narrate e dalla durezza del contesto storico, che lascia poco spazio all’idillio; in parte, però, è una conseguenza della caratterizzazione della protagonista, spesso tratteggiata come testarda, irragionevole e poco partecipe delle responsabilità politiche che gravano sul suo compagno. Il risultato è un rapporto privo di reale dialettica emotiva o intellettuale, che fatica a trasformarsi in motore narrativo. Così, più che offrire un contrappunto sentimentale alle tensioni istituzionali, la presenza femminile resta ai margini, incapace di generare autentici momenti di pathos o di intrigo, e contribuendo a quella sensazione generale di indipendenza emotiva dei personaggi maschili che attraversa l’intera serie.

    Sempre sul piano dei personaggi, la narrazione introduce una quantità considerevole di figure secondarie, spesso presentate con enfasi — la loro apparizione viene accompagnata da una sovrimpresione con nome, nome di cortesia e ruolo istituzionale — salvo poi scoprire che sono prive di un reale impatto sulla trama. Si tratta di apparizioni fugaci che non incidono sostanzialmente sugli eventi e che, una volta uscite di scena, non vengono più né citate né riprese. Questa modalità di introduzione, così formale e apparentemente significativa, genera nello spettatore un’aspettativa implicita: ogni nuovo volto sembra promettere sviluppi o svolte narrative che tuttavia non arrivano. Il risultato è duplice: da un lato si alimenta una tensione che rimane irrisolta, dall’altro si crea una certa confusione nel distinguere quali siano i personaggi davvero centrali e quali semplici comparse investite, per pochi minuti, di un’importanza solo nominale. In un racconto già segnato da una certa dispersione, questa proliferazione di figure prive di peso finisce per appesantire ulteriormente la struttura, distraendo lo spettatore da ciò che è realmente importante.

    La Sceneggiatura

    Anche sul piano della sceneggiatura il drama mostra qualche debolezza: la scrittura appare eccessivamente prolissa, al punto da incidere negativamente sul ritmo complessivo della narrazione. I personaggi parlano molto, ma i loro dialoghi risultano spesso tecnicamente complessi o costruiti su concetti ridondanti che raramente si traducono in azioni capaci di imprimere una svolta appassionante agli eventi o di vivacizzare l’intreccio. Sovente le conversazioni tendono a ribadire le stesse constatazioni sulla situazione di fatto — il nemico incombe, il regno è fragile, il popolo soffre — senza che a queste premesse seguano riflessioni più profonde sulle implicazioni strategiche o sulle possibili soluzioni. Ne deriva una progressione narrativa rallentata, in cui l’esposizione verbale prevale sistematicamente sulla messa in scena e in cui le parole, anziché aprire scenari o delineare scelte, sembrano limitarsi a fotografare ciò che lo spettatore ha già realizzato.

    Il paradosso è che il drama dispone di un potenziale narrativo straordinario: racconta di un periodo particolarmente oscuro della storia cinese, segnato da guerre, povertà, carestie e persino episodi di cannibalismo — un contesto che potrebbe dare origine a sequenze di forte impatto visivo, come battaglie, rivolte e movimenti popolari di ampia portata. Tuttavia, tale potenziale resta in gran parte inespresso. La guerra viene costantemente evocata ma raramente mostrata: si ascoltano bollettini, si attraversano città devastate, si osservano file di profughi in cerca di rifugio, ma lo scontro armato, la battaglia vera e propria, rimane fuori campo. L’azione è spesso raccontata più che rappresentata, riferita più che vissuta. Confesso che inizialmente ho proseguito la visione semplicemente per vedere quando si sarebbe palesata la prima scena finalmente dinamica, perchè nei primi sette episodi, fatta eccezione per la puntata d’esordio, ho assistito soltanto a una serie infinita di discussioni.

    Recensione di Sword into Plowshares - Zhao Hong Yin e Feng Dao
    Zhao Hong Yin e Feng Dao - Courtesy of CCTV

    Personaggi e Cast

    Personaggi Principali

    Zhao Kuang Yin/Yuan Lang (Zhu Ya Wen) secondogenito di Zhao Hong Yin e ufficiale della Guardia Imperiale del Da Jin. Dopo l’ascesa al trono di Shi Chong Gui viene nominato Comandante del 18° battaglione fateria della Guardia Imperiale e, quando successivamente il potere passa a Guo Wei, gli viene assegnato il ruolo di Comandante delle unità di cavalleria della Guardia Imperiale. In seguito alla vittoria nella Battaglia di Guanping, l’imperatore della Dinastia Zhou Posteriore Guo Rong lo nomina Gran Comandante della Guardia Imperiale e, dopo la morte di questi, l’esercito lo acclama Imperatore Taizu della Dinastia Song.

    Qian Hong Chu/Hu Zi (Bai Yu) nono principe del Wuyue (stato vassallo a sud delle Pianure Centrali), figlio biologico del re Qian Yuan Guan, detto il “Principe Pescatore” per la sua spensieratezza e ingenuità. Dopo che il suo sesto fratello, Qian Hong Zou, diventa re viene nominato Comandante della Guardia Interna, Ministro dei Lavori Pubblici nominale del Da Jin, Capo Segretario dell’Ufficio del Gran Maresciallo e Ufficiale delle Armate Zhenghai e Zhendong. Per aver facilitato l’ascesa al trono dell’Imperatore Gaozu questi lo nomina Generale della Guardia di Destra con con rango protocollare equivalente ai Tre Dipartimenti. In occasione della guerra del Wuyue contro il Nan Tang viene nominato Osservatore Militare e Supervisore delle Provviste Militari del Campo militare mobile del Fronte Sud-Est. Dopo aver sedato il tentativo di ribellione di Cheng Zhao Yue viene nominato Prefetto e poi Sovrintendente agli affari mercantili di Taizhou. In seguito alla morte di Qian Hong Zou e al colpo di stato che porta alla deposizione del fratello Qian Hong Zong, diventa re del Wuyue, ma rinuncia al titolo per consentire a Zhao Kuang Yin, primo imperatore della Dinastia Song, di unificare l’impero.

    Sun Tai Zhen/Zhen Niang (Zhou Yu Tong) figlia di Lady Yu. Per sdebitarsi con Qian Hong Chu per l’aiuto nel salvataggio del figlio Qian Hong You, Lady Yu la manda al servizio del nono principe sperando segretamente che i due si innamorino. Nel 948 d.C. sposa Qian Hong Chu diventando la regina del Wuyue. Durante la Dinastia Zhou Posteriore, le viene conferito il titolo di Signora Xiande (cioè "degna e virtuosa") di Wuyue e Zhao Kuang Yin le conferisce il titolo di Signora Xiande Shunmu (cioè "degna, virtuosa, obbediente e concorde") di Wuyue.

    Guo Rong/Jun Gui/Chai Rong (Yu Hao Ming) figlio adottivo di Guo Wei e Ufficiale amministrativo delle truppe miste (Han e Shatuo) di cavalleria e fanteria del circuito di Hedong sotto il governo militare di Liu Zhi Yuan. Dopo l’ascesa al trono di quest’ultimo viene nominato Generale della Divisione Sinistra della Guardia di Sorveglianza delle Porte. In seguito alla morte dell’Imperatore Gaozu e all’ascesa al trono del padre adottivo viene nominato Governatore Militare di Zhenning e tre anni dopo sale al potere con il nome di Imperatore Shizong.

    Feng Dao/Ke Dao (Dong Yong) Direttore del Segretariato della Porta Imperiale e Cancelliere di Corte nella Dinastia Jin Posteriore, servirà come funzionario sotto undici imperatori e quattro dinastie (l’ultima delle quali è la Dinastia Zhou Posteriore dell’Imperatore Shizong). Grazie alla sua filosofia di governo pragmatica che privilegia il benessere del popolo rispetto alla rigida lealtà dinastica influenzerà positivamente la visione politica di Qian Hong Chu conducendo alla prima unificazione incruenta della storia della Cina.

    Personaggi Secondari

    Khitan

    Yelv De Guang (He Zi Ming) imperatore del Khitan e padrino di Shi Jing Tang. Dopo il vittorioso assedio di Bianliang sottomette nuovamente il Da Jin e viene incoronato imperatore Liao Tai Zong del Da Liao. Cinonostante capisce di non poter piegare lo spirito indomito degli abitanti delle Pianure Centrali e decide di tornare nel Khitan, ma muore improvvisamente sulla strada per Luancheng.

    Lady Shulv Imperatrice vedova del Khitan.

    Yelv Jieli/Po Dan Censore Imperiale del Khitan. Durante l’assedio di Bianliang, viene catturato da Zhao Kuang Yin in occasione del raid nel campo militare di Zhang Yan Ze e viene successivamente nominato dall’imperatore del Khitan Commissario degli Affari Han nella Capitale Orientale.

    Yelv Talie funzionario del Khitan che accompagna Yelv Deguang a Bianliang.

    Pianure Centrali

    Shi Jing Tang (Hai Yi Tian) nuovo governatore militare di Hedong. Nel 936 d.C. cede le 16 Prefetture di Yan e Yun al Regno del Khitan per ottenere l’appoggio militare necessario a rovesciare la Dinastia Tang Posteriore e fondare la Dinastia Jin Posteriore. Quindi giura fedeltà al sovrano Yelu Deguang e,nonostante questi sia più giovane di lui lo riconosce come suo padrino, divenendo noto con l’umiliante appellativo di “Imperatore-Figlio” (cioè imperatore sottomesso al Khitan).

    Li Shi/Lady Li (Zhao Zi Qi) Imperatrice di Shi Jing Tang e madre di Shi Chong Rui.

    Shi Chong Rui, Settimo Principe ed erede designato del Da Jin. Al momento della morte del padre ha 3 anni e viene affidato a Feng Dao affinché lo protegga dal Principe Qi crescendolo nella sua residenza.

    Shi Chong Gui (Ren You Lun) Principe Qi del Da Jin e figlio di Shi Jing Tang. Nel 492 d.C. ascende al trono e rifiuta di sottomettersi al Khitan facendo scoppiare tre guerre consecutive con i popoli del nord. A seguito della defezione dei generali più prominenti dell’esercito del Da Jin, è costretto ad arrendersi al Khitan e a consegnarsi al loro sovrano a seguito dell’assedio di Bianliang.

    Lady Ding (Luo Xuan) Signora del Chu, Imperatrice di Shi Chong Gui e madre del Principe Ereditario del Da Jin. Viene torturata e uccisa da Zhang Yan Ze per spingere Feng Dao a sottomettersi a Yelv De Guang permettendogli di entrare a Bianliang.

    Fan Zhi/Wen Su (Ji Chen Mu) erudito dell’Accademia Hanlin, Direttore della Sezione di Revisione Amministrativa del Da Jin e stretto collaboratore di Feng Dao.

    Sang Wei Han/Sang Guo Qiao (Huang Chao) Governatore Militare dell’Armata Jinchang nominato dal cancelliere Feng Prefetto di Kaifeng in vista dell’assedio di Bianliang.

    Zhao Hong Yin (Hao Ping) Vice Comandante Supremo delle Guardie Imperiali (Cavalleria e Fanteria) del Da Jin e padre di Zhao Kuang Yin.

    Zhao Guang Ji, defunto primogenito di Zhao Hong Yin.

    Zhao Kuang Yi, terzogenito di Zhao Hong Yin.

    He Zhen (Xia Fan Yin) moglie di Zhao Kuang Yin e madre di Zhao Kuang Yin.

    Yao Yuan Fu (Yao Zeng Qiang) Vice Comandante delle Guardie Imperiali del Da Jin subordinato di Zhao Hong Yin.

    Shi Shou Xin (Jiang Xiao Lin) Vice Comandante della Fanteria della Guardia Imperiale e sottoposto di Zhao Kuang Yin.

    Li Ji Xun (Xu Feng) Comandante della Guardia Imperiale Personale del Da Jin.

    Xu Ding Chen/Xu Xuan (Zhao Zheng Yang) Segretario del Segretariato Centrale del Nan Tang (Tang Meridionale) e capo delegazione del Nan Tang presso la corte del Da Jin.

    Zhang Yan Ze (Jia Hong Wei) Gran Comandante e Governatore Militare dell’Armata Zhangyi. È noto per le sue violenze sui civili compreso uccidere gli abitanti dei dintorni del suo campo militare per nutrire i soldati, ma Shi Jing Tang continua a ignorare fino alla fine le sue atrocità. Nel corso della terza guerra contro il Khitan si arrende al nemico e si ribella contro il Da Jin. Dopo la conquista di Bianliang viene nominato Governatore provvisorio della capitale orientale, ma poi, per via delle violenze perpetrate ai danni degli abitanti di Bianliang, l’Imperatore lo condanna a morte su richiesta di Feng Dao.

    Zhang Shi (Dai Yi) vice di Zhang Yan Ze. Testimonia le nefandezze del comandante davanti all’Imperatore ma viene liquidato e riconsegnato a Zhang Yan Ze.

    Du Chong Wei, governatore militare dello Shun e Comandanrte in Capo dell’Armata di Yexia, l’armata più numerosa dell’esercito del Da Jin. Durante la terza guerra contro il Khitan si arrende al nemico portando con sè i suoi 200.000 soldati.

    Liu Zhi Yuan (Yu Yang) Principe di Beiping e Signore di Taiyuan, Comandante in Capo dell’Armata di Jinyang e Governatore Militare di Hedong. Dopo la cacciata di Yelv Deguang, nel sesto mese dell’anno 947 d.C. ascende al trono con il nome di Imperatore Gaozu della dinastia Han Posteriore.

    Li San Niang (Xue Jia Ning) imperatrice di Liu Zhi Yuan.

    Liu Cheng Xun (Lin Shao Yang) Principe Wei, primogenito di Liu Zhi Yuan, Prefetto di Kaifeng e Generale Superiore della Guardia Imperiale di Sinistra. Muore misteriosamente.

    Liu Cheng You (Lin Jun Yi) Principe Zhou, secondogenito di Liu Zhi Yuan.

    Guo Wei/Wen Zhong (Jiang Kai) padre di Guo Rong e sottoposto di Liu Zhi Yuan. Dopo l’ascesa al trono dellImperatore Gaozu viene nominato Commissario per gli Affari Militari e Comandante Supremo della Guardia del Cancello Imperiale. Nel 951 d.C. a seguito di un colpo di stato ascende al trono con il nome di Imperatore Taizu della dinastia Zhou Posteriore ma muore tre anni dopo.

    Wang Pu (Guo Dong Hai) Segretario della Residenza Guo. Quando Guo Rong sale al potere lo nomina cancelliere.

    Guo Tong (Zhou Jia Nan) secondogenito di Guo Wei.

    Guo Xin (Qiao Zi Tong) terzogenito di Guo Wei.

    Liu Luo Jia (Una You) moglie di Guo Rong.

    Chai Zong Yi (Luo Jun Xi) primogenita di Guo Rong.

    Wuyue

    Qian Yuan Guan (You Yong Zhi) Re Wenmu, sovrano del Wuyue e figlio del famoso Re Wusu. Muore lo stesso anno dell’Imperatore Shi Jing Tang e gli succede il figlio Qian Hong Zuo che viene riconosciuto reggente da Shi Chong Gui.

    Huang Wei (Xie Bo) eunuco vicedirettore delle otto sale e attendente di palazzo del re del Wuyue.

    Wu Shi/Lady Wu (Yu Xiao Lei) moglie di Qian Yuan Guan e madre di Qian Hong Chu.

    Xue Wen (Wan Guo Peng) servitore personale di Qian Hong Chu con lui da quando era adolescente.

    Qian Hong Jun (Guo Chong) figlio adottivo di Qian Yuan Guan e Primo Principe del Wuyue. È Commissario di pacificazione della Prefettura orientale e facente funzioni di Comandante supremo dell'esercito, ma viene sospeso dalle sue funzioni quando Cheng Zhao Yue fa scoppiare lo scandalo delle tangenti ricevute dalla Società Shanyue da alcuni funzionari di corte.

    Qian Yuan Yi (Zhang Lei) Quinto generale della Residenza del principe della commenda di Jinhua, quinto fratello del Re e padre biologico di Qian Hong Jun.

    Shen Wen Qi/Ru Yu (Zhao Zheng) Supervisore degli Affari Militari Segreti e collaboratore di Qian Hong Jun. In seguito alla deposizione di Qian Hong Jun viene mandato a coordinare i lavori pubblici nel Presidio di Liaoqian, presso il Lago Taihu. Dopo la decapitazione di Ouyang Kuan da parte del Nono Principe viene nominato nuovo Prefetto di Wenzhou e in seguito diventa Inviato del Wuyue presso la Corte Centrale.

    Qian Hong You/Sun Cheng Zuo/A’Zuo/Sun Ben (Liu Chang) Terzo Principe del Wuyue, Comandante generale degli arcieri della Guardia interna e di tutte le armate e Marchese di Xi’an. A seguito dell’accusa di alto tradimento di Dai Yun viene incarcerato e liberato solo quando sua madre, Lady Yu, minaccia Hangzhou con la sua flotta navale. Dopo essere stato declassato a comune cittadino diventa il giovane signore dell’Isola Huanglong e in più occasioni aiuta Quan Hong Chu grazie alla sua fitta rete mercantile.

    Qian Hong Zuo (Wu Hao Chen) Sesto Principe del Wuyue, figlio biologico di Qian Yuan Guan e Vice comandante dei distretti militari di Zhenhai e Zhendo. Dopo la morte di Qian Yuan Guan diventa il nuovo sovrano del Wuyue. In seguito all’ascesa al trono di Liu Zhi Yuan viene nominato Gran consigliere di Palazzo, Grand Commandant onorario (tai wei), Cancelliere e Co-responsabile dell’Ufficio del Gran Maresciallo delle forze armate dell’impero. Muore dopo pochi anni di regno. Lady Yang moglie di Qian Hong Zuo e figlia di Yang Ren Quan.

    Qian Hong Zong (Zhu Jia Qi) Settimo Principe del Wuyue, figlio biologico di Qian Yuan Guan e Vice Comandante generale della Guardia personale interna. Quando Qian Hong Zuo sale al potere lo nomina Capo Consigliere della Cancelleria.

    Yuan De Zhao/Ming Yuan (Wang Shuo) Consigliere accademico dell’Istituto dei culti e ministro del Wuyue.

    Du Jian Hui (Jia Rui Ha) Direttore del Segretariato Centrale del Wuyue e padre di Du Zhao Da.

    Yo Gong Bo Ministro delle Entrare del Wuyue.

    Shuiqiu Zhao Quan (Bao Jian Feng) Comandante del Corpo di Ingegneria Fluviale e Ministro del Wuyue. Dopo l’ascesa al trono di Qian Hong Zuo diventa il ministro più fidato del re e viene nominato Vice Cancelliere di Destra, Vice Governatore Militare di Zhengdong, Gran Comandante dell'Esercito del Wuyue, Ufficiale amministrativo dell’Ufficio del Gran Maresciallo. In occasione della guerra contro il Nan Tang viene nominato Supervisore del Campo Militare della Campagna Meridionale e in seguito alla vittoria viene insignito della carica di Assistente del Sovrano, Governatore Militare di Xuande ed Ispettore Capo della Guardia interna (fanteria e cavalleria), Prefetto nominale di Huzhou e Duca di Wuxing.

    Liu Yan Chen (Chang Di) Comandante della Terza Unità della Guardia Personale del Sovrano del Wuyue. Viene nominato Ufficiale Aggiunto di Scorta e accompagna Shuiqiu Zhao Quan e di Qian Hong Chu a rendere omaggio al nuovo Imperatore Bianliang e a consegnare il tributo annuale del Wuyue.

    Zhang Jun (Wei Bing Hua) funzionario del Wuyue. In occasione della guerra contro il Nan Tang Deputy viene nominato Comandante interno delle truppe della Campagna Meridionale e, dopo la vittoria, viene insignito della carica di Ministro della Guerra, Comandante in Capo della Cavalleria della Guardia Interna, Prefetto nominale di Xuanzhou e Marchese di Xuancheng.

    Zhao Cheng Tai (Du Le) funzionario del Wuyue. In occasione della guerra contro il Nan Tang Deputy viene nominato Vice Ispettore Militare della Campagna Meridionale in occasione della guerra contro il Nan Tang, e dopo la vittoria viene insignito della carica di Viceministro della Guerra, Comandante in Capo della Fanteria della Guardia Interna, Prefetto nominale di Muzhou e Marchese di Shouchang.

    Yang Ren Quan (Hu Yun Qing) Co-deliberante dell’Ufficio del Cancelliere, Comandante della Cavalleria della Guardia Interna e suocero di Qian Hong Zuo. In occasione della guerra contro il Nan Tang viene nominato Comandante in Capo delle truppe della Campagna Meridionale e in seguito alla vittoria viene insignito della carica di Governatore Militare di Zhongwum, Comandante Onorario della Guardia interna (fanteria e cavalleria) e Duca di Xuan.

    Guo Shi Cong (Zhu Hai Jun) Commissario per la gestione dei terreni agricoli militari della Prefettura di Zhejiang, zio di Tian Jun Yi nominato Co-deliberante dell’Ufficio del Cancelliere dopo che Yang Ren Quan viene nominato Comandante in Capo delle truppe della Campagna Meridionale.

    Wu Cheng/Zheng Chen (Liu Jian Wei) Ministro dei Riti, Sovrintendente agli affari della Segreteria Occidentale e fratello del defunto re Qian Yuan Guan. In seguito al sedato tentativo di ribellione di Cheng Zhao Yue, per ragioni politiche viene allontanato dalla corte e nominato Prefetto di Fuzhou e Governatore Militare dell’esercito di Weiwu.

    Hu Jin Si (Ni Da Hong) Comandante dell’Ala Destra delle Truppe della Guardia Interna (cavalleria + fanteria) del Wuyue e funzionario più fidato di Qian Yuan Guan. Per evitare che appoggi il tentativo di ribellione di Cheng Zhao Yue, Qian Hong Zuo gli conferisce il titolo di Gran Maresciallo con poteri ad interim su tutti gli affari militari della capitale.

    Hu Jing (Gao Yu Qing) Ministro dei Lavori Pubblici del Wuyue e figlio di Hu Jin Si. Rimane coinvolto nel caso delle tangenti pagate dalla Società Shanyue, ma non viene sollevato dal suo incarico.

    Shen Cheng Li (Yan Lin Fei) Vice Comandante della Divisione Destra della Fanteria della Guardia Interna, Prefetto Nominale di Chuzhou, Comandante Effettivo del Campo Militare di Xiaoshan e vice di Hu Jin Si. Durante il tentativo di ribellione di Cheng Zhao Yue agirà sotto il comando di Qian Hong Chu per arrestare i ribelli.

    Dai Yun (Chen Zhi Hui) Comandante Supremo della Guardia Interna (fanteria e cavalleria) e zio di Qian Hong You. Dopo la morte di Qian Yuan Guan viene accusato di ribellione e giustiziato sommariamente da Hu Jin Si, per fa sì che Qian Hong You potesse essere privato del potere militare e destituito con l’accusa di alto tradimento.

    He Cheng Xun (Wang Zhi Peng) Comandante della Prima Unità della Guardia Personale del Sovrano del Wuyue. In combutta con Du Zhao Da e Cheng Zhao Yue vende di contrabbando al Tang Meridionale le forniture militari destinate all’esercito del Wuyue e per evitare di essere scoperto accusa Dai Yun di ribellione facendolo condannare a morte. In seguito, grazie a Cheng Zhao Yue viene nominato Comandante della Quarta Unità della Guardia Interna di Palazzo, ma poi, in occasione del fallito tentativo di ribellione, lo tradisce diventando l’uomo di fiducia di Qian Hong Zong.

    Du Zhao Da (Li Bo) figlio del Cancelliere Du e Supervisore capo della guarnigione del Palazzo interno del Wuyue. In combutta con He Cheng Xun e Cheng Zhao Yue vende di contrabbando al Tang Meridionale le forniture militari destinate all’esercito del Wuyue e per questo viene denunciato dai suoi due complici e giustiziato.

    Cheng Zhao Yue (Zhao Jian) Gran Direttore della Società Shanyue di Hangzhou (Wuyue). Nonostante sia un comune cittadino ha ricevuto dal re il titolo di Attendente di Corte. In combutta con Du Zhao Da e He Cheng Xun vende di contrabbando al Tang Meridionale le forniture militari destinate all’esercito del Wuyue, ma riesce a cavarsela dando fuoco alla tesoreria imperiale e facendo accusare di alto tradimento Dai Yun. Viene nominato Ispettore della Guardia Interna quando si offre volontario per trattare con Lady Yu la restituzione del figlio accusato di alto tradimento. Successivamente risulta coinvolto nel caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali di Taizhou e nel caso di sottrazione delle provviste militari destinate alle truppe impegnate nella Campagna Meridionale di Wenzhou. Alla fine tenterà il colpo di stato con l’appoggio del Nan Tang, ma verrà scoperto e costretto al suicidio.

    Li Yuan Qing/Yun Qing (Edward Zhang) Gran Direttore della Casa Qinhuai di Jiangning (Nan Tang) e Comandante del Corpo Militare della Spada Lunga della Nube Nera. Viene incaricato dal suo Imperatore di appoggiare il colpo di stato di Cheng Zhao Yue, ma viene convinto da Qian Hong Chu a desistere nell’impresa con la promessa della restituzione al Nan Tang dei prigionieri della Campagna Meridionale.

    Yu Wen Xiu (Li Shuai) Gran Direttore della Società Huanglong e fratello di Lady Yu.

    Lady Yu (Mei Ting) Gran Direttore della Società Huanglong e madre di Qian Hong You, Sun Ting Fu e Cheng You.

    Sun Cheng You/A’You (Pei Lun) figlio minore di Lady Yu.

    Sun Ting Fu, ex Gran Maresciallo Capo del Protocollo, defunto marito di Lady Yu e defunto padre di Qian Hong You.

    Shen Cong Yue (Yue Ding) Prefetto effettivo di Taizhou.

    Gao Xu (Gao Feng) Magistrato di Contea di Ninghai (Prefettura di Taizhou).

    Du Hao (Qu Yang) Commissario per la gestione dei terreni agricoli militari della Prefettura di Taizhou. E’ il cognato di Hu Jin Si.

    Wei Lun (Yu Xuan Zi) Assistente Prefetto di Taizhou coinvolto nel caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali portato avanti dal Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou. Viene percosso a morte per ordine di Qian Hong Chu quando questi assume il governo della Prefettura di Taizhou.

    Ge Yan Ping (Li Jun) ufficiale addetto alla custodia dell’Ufficio Letterario di Taizhou coinvolto nel caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali portato avanti dal Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou. Viene percosso a morte per ordine di Qian Hong Chu quando questi assume il governo della Prefettura di Taizhou.

    Chen Kang Nian, Segretario Amministrativo della Prefettura di Taizhou coinvolto nel caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali portato avanti dal Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou.

    Ge Qiang (Shang Bai) Capo della sicurezza della contea di Linhai (Prefettura di Taizhou) e nipote di Ge Yan Ping. Vuole vendicarsi per essere stato disconosiuto dal clan Ge e decide di fornire a Shen Yin informazioni importanti per provare il coinvolgimento di suo zio e di Wei Lun nel caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali della Prefettura. Dopo l’arresto di Chen Kang Nian viene nominato Segretario Amministrativo Provvisorio della Prefettura di Taizhou.

    Chen Xing (Wang Yu Zheng) Capo Registratore (cancelliere) dell’ufficio agricolo militare di Ninghai. Viene accusato di essere un complice nel colpo di stato del Principe Qian Hong You sta raccogliendo le prove per un caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali portato avanti dal Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou.

    Cui Ren Ji/Zi Qian (Tian Lei) Direttore della Scuola della Contea di Ninghai. Chen Xing affida a lui le prove della corruzione del Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou e lui le fa avere a Shuiqiu Zhao Quan e Qian Hong Chu. Qian Hong Chu si avvede della sua onestà e in occasione della guerra contro il Nan Tang lo nomina Amministratore della Logistica delle Sei Prefetture e poi Supervisore delegato degli affari militari di Wenzhou facente funzione di prefetto. In seguito all’ascesa al trono di Qian Hong Chu diventerà uno dei suoi ministri più fidati.

    Shen Yin/Hu Zi (Jason Wang) Ufficiale di sicurezza della contea di Ninghai. Viene accusato di essere un complice nel colpo di stato del Principe Qian Hong You perchè vuole di denunciare un caso di appropriazione indebita degli introiti fiscali portato avanti dal Magistrato, dal Prefetto e dal Commissario per la gestione dei terreni agricoli di Taizhou. Viene salvato da Qian Hong Chu, il quale si avvede della sua preparazione e in occasione della guerra contro il Nan Tang lo nomina Direttore dell’Ufficio per la Supervisione degli Affari Militari. Quando il Nono Principe viene nominato Prefetto di Taizhou richiede la sua presenza e lui assume la carica di Capo Segretario della Prefettura. In seguito all’ascesa al trono di Qian Hong Chu diventerà uno dei suoi ministri più fidati.

    Lu Yan Zhu (Li Mu Feng) Vicecomandante della Compagnia Zhongshun (compagnia militare nata per ospitare i discendenti dei soldati della Compagnia Wuyong che non si erano ribellati al nonno di Qian Hong Chu nel secondo anno di Tianfu). Durante la Campagna Meridionale Qian Hong Chu decide di prendere il comando della Compagnia Zhongshun per farne un corpo militare effettivo e lui cerca di ostacolarlo ma poi diventa suo fedele collaboratore e viene assegnato al trasporto delle provviste militari da Wenzhou al fronte di Fuzhou. Quindi insieme alla sua compagnia viene assegnato alla sicurezza della Contea di Linhai (Prefettura di Taizhou).

    Ouyang Kuan (Zhou Ming Zheng) Prefetto effettivo di Wenzhou. In combutta con Wang Jian sottrae dai granai pubblici 78.000 hu di riso destinati al fronte e li vende di contrabbando alla Società Shanyue fingendo di averli consegnati all’Ufficio Logistico Centrale delle Sei Prefetture diretto da Cui Ren Ji. Per questo fatto verrà decapitato sommariamente dal Nono Principe suscitando l’indignazione della corte.

    Wang Jian (Chen Yi An) Magistrato di Contea di Yongjia (Prefettura di Wenzhou).

    Zhang Wei (Zhou Ming Zheng) Commissario per la gestione dei terreni agricoli militari della Prefettura di Wenzhou.

    Nan Tang (Tang Meridionale)

    Li Jing (Zhan Cheng Lin) Imperatore del Nan Tang.

    Li Jing Sui (Tan Quan) fratello di Li Jing e erede apparente del Nan Tang.

    Li Hong Ji figlio di Li Jing, Principe di Yan, comandante delle truppe di Runzhou.

    Recensione di Sword into Plowshares - Qian Hong Chu
    Qian Hong Chu - Courtesy of CCTV

    Personaggio Preferito: Qian Hong Chu

    È il personaggio che subisce l’evoluzione più positiva del drama finendo per guadagnarsi il sincero rispetto e la stima dello spettatore.

    All’inizio è irruente, testardo, convinto di poter cambiare il mondo seguendo il cuore più che la strategia. Ma proprio quella sua ingenuità, così disarmante, è anche ciò che lo rende diverso: non è un calcolatore freddo, non è un genio militare infallibile, è un ragazzo che impara dai propri errori e che capisce attraverso l’esperienza cosa significa governare un regno.

    La cosa che lo rende speciale è la sorprendente crescita personale che testimonia: non perde la sua rettitudine, non diventa cinico, ma acquista consapevolezza. In un mondo dominato da generali ambiziosi e ministri navigati, lui conserva una sensibilità quasi ostinata verso il suo popolo, come se ogni decisione fosse prima di tutto una questione morale. E quando arriva il momento più difficile — quello in cui dovrebbe scegliere tra orgoglio e sopravvivenza — sorprende tutti con un coraggio diverso, silenzioso: rinuncia alla gloria personale pur di evitare sofferenze inutili.

    Non è l’eroe che conquista tutto con la forza, ma quello che sa fermarsi prima che sia troppo tardi. E forse è proprio questo che lo rende così affascinante: in mezzo a uomini che vogliono lasciare il proprio nome nella storia a colpi di spada, lui sceglie di lasciare pace. E, diciamolo, c’è qualcosa di incredibilmente romantico — nel senso più alto del termine — in un principe che decide di essere grande non per ciò che prende, ma per ciò che è disposto a sacrificare.

    Personaggio S-Preferito: Cheng Zhao Yue

    È il ritratto di un’ambizione senza scrupoli, una figura abietta e calcolatrice la cui sete di potere travolge ogni principio morale.

    Gran Direttore della società Shanyue, tesse una rete di interessi che si estende ai traffici più loschi del regno e ai più gravi casi di corruzione, muovendosi sempre nell’ombra con una scaltrezza tale da non essere mai smascherato.

    Per evitare che le sue malversazioni vengano scoperte dal sovrano, non esita a incendiare la tesoreria imperiale, provocando al re uno shock fatale e facendo ricadere la colpa sul fedele Comandante Supremo della Guardia Interna, Dai Yun, accusato di alto tradimento. La sua macchinazione travolge anche l’innocente Terzo Principe che, privato del titolo e imprigionato, rischia la condanna a morte se non fosse per l’intervento salvifico dell’influente madre.

    La sua abilità negli affari gli vale perfino la fiducia dell’inesperto neoeletto sovrano, Hong Zou, che lo nomina Ispettore della Guardia Interna e gli affida incarichi sempre più delicati.

    Ma la sua ambizione non conosce limiti: sostenuto dall’inviato nemico del Nan Tang e dal comandante dell’ala destra delle truppe della Guardia Interna, arriva a progettare un colpo di stato pur di impadronirsi del potere.

    E nemmeno in punto di morte rinnega la propria indole calcolatrice: dà fuoco alle sedi della sua stessa società, riducendo in cenere beni di valore inestimabile che avrebbero potuto alleviare i debiti dello Stato, confermando fino all’ultimo la sua natura egoista e rancorosa.



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